Il “foglio” è un oggetto fisico, ma il suo futuro, anche nel giornalismo, è sempre più digitale. Il recente trend su Google Trends che richiama il quotidiano italiano “Il Foglio” ci offre uno spunto per guardare oltre la carta stampata e analizzare una trasformazione in atto: quella del settore editoriale, che come ogni altro business, deve fare i conti con l'efficienza e l'innovazione.
Per testate giornalistiche, piccole o grandi che siano, il lavoro ripetitivo è una realtà quotidiana. Dalla raccolta dati per articoli di cronaca, alla formattazione per diverse piattaforme, fino alla gestione delle newsletter. Qui entra in gioco l'automazione. Non si tratta di sostituire i giornalisti con dei robot, ma di liberarli da compiti noiosi e a basso valore aggiunto. Immaginate script che aggregano dati finanziari, tool che riorganizzano articoli per il web o per un podcast, o sistemi che programmano la pubblicazione sui social media. Tutto questo esiste già e non richiede un budget da multinazionale, ma un approccio pragmatico e l'uso di strumenti no-code o low-code.
Ma c'è di più. L'avvento degli agenti AI sta ridefinendo il potenziale. Un agente AI può diventare un assistente editoriale instancabile: supportare il fact-checking incrociando fonti in tempo reale, generare sommari concisi per newsletter o articoli lunghi, o persino aiutare a personalizzare l'esperienza di lettura. Pensate a newsletter che si adattano agli interessi specifici di ogni abbonato, o a sistemi che propongono articoli correlati con una precisione impensabile fino a poco tempo fa. Non è fantascienza, è efficienza al servizio dell'informazione.
Per PMI, freelancer e founder nel settore media-tech, questo scenario non è una minaccia, ma un'opportunità enorme. C'è spazio per sviluppare soluzioni ad hoc, per offrire consulenza sull'implementazione di questi strumenti, o semplicemente per applicare queste logiche al proprio flusso di lavoro di creazione di contenuti. Non aspettate che il vostro "foglio" si sgualcisca troppo. È il momento di guardare al codice, agli algoritmi e alle automazioni come alle nuove penne del giornalismo.